La statua di un milione di dollari di Prometeo
Nei pressi di Parigi c’è l’Atelier Missor, è una fonderia gestita dai fratelli Missor e Massoud. Realizzano sculture di personaggi mitologici o di eroi storici come Giovanna d’Arco e Napoleone. Nell’agosto del 2026 hanno annunciato di aver realizzato la scultura della figura mitologica di Prometeo[1] mentre sorregge la “Torch of the West”. Alta 15 metri (poco meno di un terzo della Statua della Libertà) è destinata al Texas per l’installazione su un terreno privato appena fuori dal confine della città di Starbase [2] la città feudale dell’imprenditore Elon Musk, costruita intorno al sito di lancio di missili dell’azienda SpaceX[3].
L’atelier ha finanziato circa 1.000.000 di dollari in bronzo, definendolo un regalo: un ringraziamento che evidenzia in dimensioni di un acrolito, di peso materiale e valore economico al valore da dare a coloro che stanno cercando di portare l’umanità fuori da questo pianeta,
L’installazione di una statua di Prometeo funge da metafora del legame tra l’antico mito del “Dio portatore del fuoco degli dei agli uomini” e l’ambizione contemporanea all’accelerazionismo e positivismo tecnologico.
La narrazione mitologica racconta come l’essere umano, privo di doti biologiche naturali, abbia ricevuto il fuoco e la conoscenza tecnica per compensare la propria fragilità, per dominare la materia. Tuttavia occorre riflettere che la sola capacità tecnica non è sufficiente a garantire la sopravvivenza di una civiltà, senza il supporto della giustizia e del rispetto reciproco.
Dobbiamo sapere che Prometeo aveva un fratello che si contrapponeva, mentre Prometeo è “colui che riflette prima” e quindi simboleggia l’impulso creativo dell’inventiva dal quale scaturiscono azioni e opere realizzate, Epimeteo invece è “colui che riflette dopo”, simboleggia la consapevolezza che arriva dopo, con la riflessione su ciò che è stato creato e che è accaduto nella realtà.
Questo dualismo costante tra l’impulso creativo di Prometeo e la consapevolezza tardiva di Epimeteo riguardo alle conseguenze delle proprie invenzioni. Nell’attualità, il mito ci ricorda che ogni innovazione dirompente (da razzi innovativi, robotica avanzate, intelligenza artificiale, generazione e manipolazione di organismi viventi), richiede una saggezza etica per essere governata correttamente. La figura simbolica di Prometeo rappresenta dunque la sfida eterna dell’uomo nel superare i propri limiti naturali attraverso il progresso.
Cosa ci insegna il mito di Prometeo, Epimeteo e perché le aziende che applicano il progresso tecnologico hanno bisogno di conoscerlo.
L’opera del collettivo francese Atelier Missor trasforma questo luogo di avamposto tecnologico in una sorta di nuova Mecone, il luogo mitologico dove uomini e dei si spartirono il destino del mondo.
Aver scelto di realizzare solo la statua di Prometeo vuol dire dare più valore all’archetipo che simboleggia un sapere slegato dai vincoli del mito, ponendo l’accento sulla figura che incarna la ribellione contro i limiti naturali. Ma bisogna capire meglio attraverso la filosofia se il fuoco rubato agli dei per gli uomini sia solo l’inizio della storia e se applicato alla tecnologia sia un bene.

La nudità dell’uomo
Platone, nel suo Protagora, narra che gli dei affidarono ai fratelli Prometeo ed Epimeteo il compito di distribuire le “buone qualità” tra gli esseri viventi. Epimeteo, “colui che riflette dopo”, agisce d’impulso, che però può bruciare le risorse nel breve periodo: distribuisce ali, artigli, velocità e pellicce a tutti gli animali, dimenticandosi di dotare gli esseri umani di una opportuna forma fisica.
L’essere che manca di opportune soluzioni non può sopravvivere, appare quindi nudo, vulnerabile, e biologicamente incompleto, quindi privo di difese naturali, senza zanne né velocità eccezionale.
Nel mito si racconta che non avendo ricevuto dalla natura un corpo perfetto, è proprio a causa di quelle mancanze che vengono poste delle possibilità che portano alla grandezza per colmare le fragilità, costretti a ricorrere al pensiero risolutivo, all’inventiva e creatività per progettare e realizzare protesi ed oggetti. Ecco che in questo senso la tecnologia non viene intesa come un accessorio, ma risultato di strategie di sopravvivenza primaria applicate.
In questo ideale viene giustificato che le aziende tecnologiche e le industrie vadano a costruire dispositivi e oggetti che ci permettono di esplorare, di superare i limiti, perché siamo creature biologicamente “fuori luogo” che cercano di espandere i propri confini per non soccombere alla propria fragilità. Fino a qui il ragionamento sembra positivo, ma la rincorsa al superamento dei limiti ha delle conseguenze.
I due fuochi, impulso e sapienza
Prometeo non ha rubato il fuoco per tornare con una torcia accesa. Ma la technē[4] (abilità del fare e creare come conoscenza pratica) che il Titano sottrae agli dei è un potere molto più complesso e prezioso. Prometeo non passa solo dalla fucina di Efesto (il dio vulcano, del fuoco dell’impulso) a rubare il fuoco; si intrufola anche nel laboratorio di Atena.
Questa distinzione è fondamentale: la technē è l’unione della sapienza cognitiva di Atena (la dea della saggezza e del fuoco lento della riflessione) e della forza trasformatrice di Efesto Senza la prima, la seconda sarebbe solo distruzione cieca. Nel corso dei millenni, questa eredità si è manifestata come un’amplificazione costante dei nostri limiti:
• La Forza: Estesa dalle macchine semplici a capacità fisica sovraumana.
• La Memoria: dalle macchine elaboratrici semplici a capacità intellettive sovraumane.
• La Sapienza Cognitiva: la sapienza come ultimo stadio della nostra evoluzione simbolica passa alle macchine attraverso simulazione di algoritmi etici all’intelligenza artificiale.
A Starbase e luoghi di innovazione occorre rendere questa simbiosi tangibile. Non basta modellare solo il metallo (forgiare la materia); occorre modellare il pensiero che permette al metallo e quindi alla materia realizzata di non nuocere e di lavorare per il bene dell’umanità.
Perché oggi serve Epimeteo, che non è l’ombra di Prometeo
Nell’epoca tecnoentusiasta e accelerazionista che idolatra la visione proattiva di Prometeo, che incarna l’archetipo ed esalta il mito di tutti coloro che guardano avanti, i visionari, i “first principles thinker”, viene lasciato in secondo piano ed omessa la figura mitologica di Epimeteo, quasi a disprezzarla demonizzandola come ombra con la “damnazio memoria” perché quella di un povero sciocco, invece di capace di compensare Prometeo. Qui è evidente lo squilibrio, la verità è nel mezzo, tra i due estremi, se si mostra solo la luce, viene nascosta la controparte.
Eppure, occorre ritrovare il valore immenso del “pensare dopo”. Se Prometeo rappresenta l’innovazione che rompe gli schemi, Epimeteo rappresenta la riflessione critica che valuta i limiti introdotti dall’innovazione, ciò che viene perso e le macerie prodotte.
Perciò oggi probabilmente avremmo più un disperato bisogno di statue dedicate a Epimeteo.
Mentre si corre al superamento dei limiti, per dimostrare che un imperialismo sia preminente e più performante di un altro, verso l’intelligenza artificiale generale o la colonizzazione di altri pianeti, che sembrano strumenti di dominio, chi è che si ferma a valutare ciò che la tecnica ci sottrae nel momento stesso in cui ci potenzia?
In un mondo di feedback rapidi e prototipi di tecnologia distruttiva, il “giudizio di cuore” può essere antidoto alla cecità tecnica.
“È necessario il giudizio di cuore, quello che permette di rispettarci ed essere uniti per sopravvivere al meglio insieme, andando oltre la semplice efficienza dello strumento.”
Il fallimento della tecnocrazia: Perché il fuoco non basta
Platone inserisce nel mito un monito che ogni tecno-ottimista dovrebbe annotarsi: inizialmente, gli uomini dotati di technē ma privi di virtù civili non riuscivano a vivere insieme. Si riunivano per difendersi dalle fiere, ma finivano per distruggersi l’un l’altro.
La lezione è brutale: la tecnologia non produce automaticamente civiltà. È possibile ideare e produrre i migliori reattori a fusione e i brevetti più intelligenti del mondo, ma se non si possiede aidōs (il rispetto reciproco) e dikē (la giustizia), quello che si otterrà è solo una barbarie ma più efficiente. L’accelerazionismo vicino al potere diventa tecnocrazia che ci permette di schiantarci più velocemente? Questo è progresso, bene per l’umanità o efficienza per dominare?
Zeus dovette inviare Ermes per distribuire queste virtù non come talenti per pochi, ma come requisiti per tutti. Senza una governance etica, il colonialismo su Marte non potrà essere una nuova frontiera per l’umanità, ma solo la ricerca di un rifugio su un deserto freddo dove replicare gli stessi fallimenti terrestri. Il libero mercato e la forza tecnica, da soli, non hanno mai creato un mondo migliore in termini di umanità e rispetto reciproco e molto probabilmente quella via non basta.
L’eterna oscillazione: Il motore del progresso
L’innovazione non avviene tramite un cammino lineare, ma oscilla in una tensione continua tra i due fratelli Prometeo ed Epimeteo.
Siamo vicini a Prometeo quando i sistemi di potere ideano e progettano l’impossibile, sfidando le leggi della natura. Ma diventiamo inevitabilmente Epimeteo quando scopriamo l’impatto sociale, ambientale e umano delle nostre creazioni, ignorando il bilancio in termini di umanità intesa come dignità e rispetto dei diritti che permettono di essere virtuosi nei confronti degli altri e dell’ambiente[5].
A Starbase, come in altri luoghi dell’innovazione, questa tensione è visibile in ogni test ed esperimento: c’è l’astuzia di chi vuole rubare il fuoco alle stelle, ma c’è anche la necessità di gestire ciò che quel fuoco scatena sulla terra.
Ecco una riflessione alla nostra contemporaneità:
“Siamo Prometeo quando inventiamo qualcosa. Diventiamo Epimeteo quando scopriamo cosa abbiamo inventato davvero.”
Una domanda per il futuro
Immaginiamo che a Starbase vengano installate entrambe le statue di Prometeo ed Epimeteo.
La statua di Prometeo che ci ricorda che abbiamo il potere di modellare l’argilla e raggiungere l’orbita, insieme ad Epimeteo ci avverte anche che la tecnica non è che un dono incompleto.
Mentre costruiamo razzi per Marte o per la guerra, mentre generiamo intelligenze artificiali e data-center inquinanti, nuovi processori e computer quantistici, nuovi virus ed economie di profitto, dobbiamo chiederci: stiamo portando con noi solo il fuoco impulsivo di Prometeo preso da Efesto o abbiamo ricordato di portare anche il fuoco della saggezza di Atena, che porta rispetto e la giustizia nei confronti degli altri e dell’ambiente?
Perché se arriveremo su un altro pianeta, supereremo altri limiti e i confini del sapere con la scienza, solo con la potenza della tecnica, con più efficienza ma senza coscienza, scimmiotteremo solo dei Titani nudi in un vuoto ancora più grande, che lasciano indietro macerie e disumanità.
[1] https://www.prometheus-starbase.net/
[2] https://www.open.online/2025/05/03/elon-musk-usa-starbase-citta-spacex-voto/
[3] https://www.starbase.texas.gov/





