Dopo le rivolte studentesche in Francia e le mobilitazioni contro il caro affitti in Spagna, si è attivata anche l’Italia con le proteste degli autotrasportatori del Sud, dei produttori d’olio, degli operai dell’ILVA e con le numerose manifestazioni degli studenti.
Il carovita, l’inflazione e le scelte politico-economiche di un’Europa che appoggia la guerra e il riarmo sembrano le cause principali in grado di risvegliare la pancia del popolo, che questa volta non si limita a lamentarsi, ma si rivolta. È un ottobre caldo quello del 2026, fatto di anticicloni africani e caos europeo.
Il governo e i partiti di destra e di sinistra non possono più fare finta che il problema non esista, tentando di nascondere le notizie e ridimensionare i fatti: i video che circolano in rete sono ormai troppi.
Queste proteste sono il risultato di una profonda sfiducia verso istituzioni che dimostrano di avere priorità ben diverse dall’erogare servizi e garantire tutele ai propri cittadini. Lo scollamento con le istituzioni aumenta e, di conseguenza, cresce la sfiducia nei loro confronti. Senza la fiducia, le relazioni e le comunità si sfaldano: questa è la più grande lezione che le democrazie liberali non hanno ancora imparato. E quando la democrazia viene minata, ad essere minati sono anche i diritti umani e le libertà fondamentali dei cittadini.
La situazione è al collasso, così come al collasso sembrano portarci il declino dell’Occidente e i sistemi finanziari capitalistici. Il caos non si ricompone con la forza dell’ordine pubblico, ma con piani di sostegno, contrasto alla povertà ed equità distributiva della ricchezza; la carenza di risorse va controllata e governata. Ora più che mai, dopo decenni di politiche che hanno esasperato il divario sociale fino a rapporti di squilibrio mai visti prima, occorre ripristinare l’equilibrio, facendo sì che chi si trova in una posizione di vantaggio contribuisca a sostenere e ripianare il divario verso più deboli. La qualità di una società si misura infatti dalla sua capacità di tutelare chi è più fragile e debole.
Dai tempi della Seconda Repubblica, la sinistra ha smesso di rappresentare le classi deboli per vendersi al liberismo, cercando consensi in un pluralismo che non ha portato alcun risultato concreto nel contrasto alla povertà, la quale da relativa si sta facendo sempre più assoluta e grave.
La democrazia liberale mostra le sue crepe, così come le mostrano la finanza e il capitalismo. Occorre una democrazia civica: è necessario che i governi recuperino la propria influenza sulle politiche economiche e monetarie, attraverso piani fiscali, industriali e post-industriali, di sviluppo e di servizio, per restituire speranza e fiducia nel presente e nel futuro. La democrazia deve compiere una transizione: meno liberale e più civica. Servono un reset e un giubileo del debito per ripartire con un sistema più orientato al bene comune.
Il pianeta ha risorse limitate e il clima di certo non aiuta; tuttavia, demonizzare i poveri e attuare la strategia di mandarci in guerra per ridurre la popolazione non è solo privo di etica e di morale, ma dimostra quanto una minoranza di privilegiati sia spietata e arida di empatia. Fanatici del potere e del dominio possono pure schedarci, controllarci, imprigionarci e persino eliminarci, ma non riusciranno ad attuare fino in fondo le loro follie.
E a chi agita le masse da dietro le quinte va un messaggio: dimettetevi dal ruolo di Dei, siete solo demoni a difesa di imperi che traballano, al di fuori dei quali vedete unicamente minacce o diversità da quello che vedete come alieni e razze diverse. Senza quel potere, siete esattamente dei primati, proprio come tutti noi, accettate questa dolorosa verità.
Anziché cercare costantemente di dividerci, ingannarci ed andare uno contro l’altro, ricordiamoci invece che apparteniamo a un’unica umanità: lo spirito di sopravvivenza dovrebbe spingerci a tutelare la nostra specie, l’unica che ua la presunzione di essere quella cosciente tra gli altri esseri viventi sulla terra e alcuni pensano anche dell’universo.
Fonti e Riferimenti
Articoli di Cronaca e Attualità (Ottobre 2026)
Proteste degli autotrasportatori nel Mezzogiorno: Linkiesta, “Perché gli autotrasportatori stanno protestando nel Sud Italia” (16 ottobre 2026); Il Post, “Le proteste di autotrasportatori e agricoltori si sono estese a tutto il Sud” (16 ottobre 2026).
Proteste degli agricoltori e dei produttori d’olio: GreenMe, “Olio d’oliva, prezzi in picchiata e aziende in crisi: la protesta di 2000 agricoltori a Bari” (15 ottobre 2026); TP24, “Olio, in Sicilia scatta la protesta dei produttori: ‘Almeno 8 euro al litro'” (5 ottobre 2026).
Scioperi e blocchi degli operai dell’ex ILVA: Borderline24, “Protesta ex Ilva, rimossi i blocchi stradali a Taranto” (16 ottobre 2026); Corriere di Taranto, “‘Taranto torna a vivere’, riuscito il corteo per la chiusura ex Ilva” (17 ottobre 2026).
Proteste studentesche e caro affitti: Giornale La Voce, “Studiare è diventato un lusso: affitti fino a 1.300 euro, gli universitari tornano a dormire in tenda” (13 ottobre 2026); Il Giornale d’Italia, “Caro affitti, studenti in tenda a Montecitorio: protesta tra Roma e Milano per il diritto allo studio” (13 ottobre 2026).
Saggi e Libri Consigliati
1. Thomas Piketty, Il capitale nel XXI secolo (Bompiani)
(Analisi economica dettagliata sull’aumento della sperequazione della ricchezza e sulla necessità di politiche fiscali redistributive).
2. David Graeber, Debito. I primi 5000 anni (Il Saggiatore)
(Esplora la storia delle crisi finanziarie, delle disuguaglianze e del concetto morale di “reset” o giubileo del debito).
3. Mark Fisher, Realismo Capitalista (Nero Editions)
(Analizza l’incapacità dei sistemi capitalistici attuali di offrire alternative concrete e il senso di impotenza e sfiducia delle comunità).
4. Shoshana Zuboff, Il capitalismo della sorveglianza (LUISS University Press)
(Un’indagine approfondita sui meccanismi di controllo e profilazione digitale messi in atto dalle élite tecnologiche e di potere).
5. Luciano Gallino, La lotta di classe dopo la lotta di classe (Laterza)
(Analisi del declino della sinistra tradizionale in Italia e dell’abbandono delle tutele verso i ceti più deboli).





