MANEBANT STRVOTIS MOLIBVS LITTERA E AEGIPTIAE LEGEBANTVR ET INDICTA GENTIBVS TRIBVTA PONDYS ARGENTI ET AVRI NYMERVS ARMORVM EQVORVMOVE ET DONA TEMPLISEBVR ATQVEODORES QVASQVE COPIAS FRVMENTI OVAEQVE NATIO PENDERET” TACITVS ANN II LX [1]
Questo passo di Tacito descrive un censimento antico e la registrazione sistematica dei dati demografici, militari ed economici dell’Antico Egitto. È stato scelto per la facciata del Palazzo dell’ISTAT a Roma (Palazzo Balbo) proprio perché rappresenta una delle testimonianze storiche più celebri del valore della statistica come strumento di conoscenza e di governo.
Dopo Porta Pia, molti monumenti e palazzi di Roma vennero ricoperti di iscrizioni latine per celebrare il mito della Terza Roma, dopo quella dei Cesari e dei Papi. La “moda” si diffuse col fascismo, che la romanità elevò a vero e proprio culto.
Era naturale, perciò, che il palazzo di via Balbo, tuttora sede dell’Istat, inaugurato nel 1931, diventasse un concentrato di epigrafi, oltre che di fasci littori. Questi, insieme allo stemma dei Savoia, furono cancellati dopo il crollo del regime; le epigrafi, invece, sono rimaste, persistendo l’importanza scientifica e politica della statistica.[2]
Chiunque passeggi in via Depretis davanti a Palazzo Balbo nota subito le due maestose iscrizioni latine incise sulla facciata. Una di queste cita un celebre passo di Tacito dedicato al Faraone Ramsete, ai tributi dell’Egitto e al conteggio di un esercito di 700.000 uomini.
Ma l’occhio più attento si ferma sulla scultura che domina l’epigrafe. In molti si chiedono: quella figura scolpita è davvero la dea egizia Maat, custode dell’ordine, della misura e della verità?
Questo viaggio tra storia antica, architettura degli anni ’30 e simbolismo istituzionale può svelare perché il primo censimento della storia dell’antica Roma è finito sulla pietra della casa della statistica italiana.
Il legame con la Statistica e le ragioni della scelta
Il valore della misurazione: Il testo riporta il conteggio esatto della popolazione abile alle armi (700.000 uomini), la quantificazione delle risorse finanziarie (oro e argento), dei beni materiali (armi, cavalli, avorio, profumi) e della produzione agricola (grano). Questa è a tutti gli effetti una rilevazione statistica ante litteram.
La memoria storica dei dati: L’iscrizione sottolinea che le informazioni «rimanevano incise sui massi», evidenziando come la stesura dei dati su un supporto duraturo renda la memoria statistica eterna e consultabile anche a distanza di secoli.
Progetto architettonico del Regime: Il palazzo fu progettato negli anni ’30 dell’Ottocento (inaugurato nel 1931) dall’architetto Cesare Bazzani. In quell’epoca, per nobilitare l’Istituto Centrale di Statistica (nato nel 1926) e ricollegare le istituzioni moderne alla grandezza di Roma e della storia antica, si scelsero citazioni latine da scolpire sui rilievi decorativi della facciata.
Accoppiamento con Tito Livio: Nella facciata del palazzo si trova un’altra scultura speculare accompagnata da un passo di Tito Livio sul re Servio Tullio, celebre per aver istituito il primo censimento sistematico dei cittadini romani (Censum instituit). Il passo di Tacito sull’Egitto serve da completamento per mostrare l’universalità della statistica nei grandi imperi dell’antichità.
La traduzione in italiano del passo tratto dagli Annales di Tacito
(Libro II, 60), con la rettifica dei refusi del testo epigrafico/latino originale:
«Rimanevano incise sui massi le lettere egizie; venivano letti i tributi imposti ai popoli, il peso dell’argento e dell’oro, il numero delle armi e dei cavalli, i doni per i templi, l’avorio e gli profumi, e la quantità di frumento che ciascuna nazione doveva pagare.»
LX. Ma Germanico non sapendo ancora che quella gita dispiacesse, se n’andava per lo Nilo reggendo, e prima Canopo. Edificaronla gli Spartani per sepoltura di Canopo loro nocchiere, quando Menelao, tornando in Grecia, fu traportato in diverso mare e in Libia. Passò indi alla seconda foce che quei della contrada dicono di Ercole lo Antico, ivi nato: gli altri Ercoli avere acquistato per simil virtù simil nóme. Visitò l’anticaglie di Tebe, la grande, dov’erano ancora le Aguglie, con lettere egizie, che mostravano l’antica possanza; le quali fatte disporre da un vecchio sacerdote, dicevano esservi abitati settecentomila da portar arme; e con tale esercito avere il re Ransenne conquistato la Libia, l’Etiopia, i Medi, i Persi, il Battro e la Scizia, e quanto tengono i Soriani, gli Armeni, i Cappadoci lor confini: e sino a’ mari di qua di Bitinia, di là di Licia avere signoreggiato. Vi si leggevano i tributi dell’oro, ariento, armi, cavalli, avorio e odori, per li tempi, grano, e d’ogni sorta arnesi, che porgeva ciascuna nazione, niente scadenti da que’che oggi la violenza de’ Parti o la romana grandezza riscuote.
Traduzione in italiano:
Ma Germanico, ignorando ancora che quel viaggio fosse sgradito [a Tiberio], continuava a risalire il Nilo, toccando prima di tutto Canopo. [3]
La città fu fondata dagli Spartani come sepoltura per il loro nocchiero Canopo [4], quando Menelao, mentre tornava in Grecia, fu spinto da una tempesta verso un mare diverso e sulle coste della Libia.
Da lì visitò la foce vicina del fiume, consacrata ad Ercole [5], che gli indigeni dicono nato presso di loro (sostenendo che gli altri Ercoli successivi abbiano ottenuto lo stesso nome solo per aver eguagliato la sua virtù).
Poi visitò le imponenti rovine dell’antica Tebe[6], dove sui grandi obelischi erano ancora incisi i caratteri egizi che testimoniavano la sua passata grandezza. Un anziano sacerdote, incaricato di interpretare la lingua materna, gli spiegò che un tempo vi abitavano 700.000 uomini in età da armi, e che con quell’esercito il re Ramsete aveva soggiogato la Libia, l’Etiopia, i Medi [7], i Persi [8], la Battriana [9] e la Scizia [10], estendendo il suo dominio su tutti i territori abitati da Siri, Armeni e Cappadoci, dai mari della Bitinia [11] a quelli della Licia [12].
Si leggevano inoltre i tributi imposti ai popoli: la quantità d’oro e d’argento, il numero di armi e cavalli, le offerte di avorio e aromi per i templi, e le forniture di grano e di ogni tipo di risorsa che ciascuna nazione doveva versare — ricchezze non meno imponenti di quelle che oggi vengono riscosse dalla potenza dei Parti [13] o dalla grandezza di Roma.»
La statua Egizia
La scultura non raffigura la dea Maat, la dea egizia era per gli egizi la personificazione dell’ordine cosmico, dell’equilibrio, della verità e della misura (spesso rappresentata con una piuma della verità e una livella/regolo). Sebbene questi principi e simboli coincidano con i le caratteristiche della statistica, tuttavia l’iconografia fascista italiana degli anni ’30 adottava un linguaggio formale stilisticamente neoclassico, neoegizio ma non filologicamente identico all’antico egitto. Si tratta di una allegoria della Statistica Antica / Egitto (completata da un passo di Tacito): Raffigura una figura allegorica monumentale affiancata da simboli di abbondanza che sono le spighe di grano e di misurazione per il concetto della registrazione dei dati.
[1] Note sul testo originale:
- STRVOTIS MOLIBVS → structis molibus (sulle strutture massicce / sui massi)AEGIPTIAE → Aegyptiae (egiziane)
- PONDYS → pondus (peso)
- EQVORVMOVE → equorumque (e dei cavalli)
- TEMPLISEBVR ATQVEODORES → templis ebur atque odores (l’avorio e gli aromi/profumi per i templi)
- OVAEQVE → quaeque (e quali/che)
- ANN II LX → Annales, Libro II, capitolo 60
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[2] Fonte della citazione: https://www.ilfoglietto.it/universita-ricerca/2043-per-colpa-del-latinorum-listat-perde-la-facciata.html
[3] Canopo fu il principale porto greco in Egitto prima della fondazione di Alessandria. https://it.wikipedia.org/wiki/Canopo_(Egitto)
[4] I miti omerici attribuiscono la sua fondazione a Menelao ed il nome a quello del pilota della sua nave morto nel delta del Nilo dopo essere stato morso da un serpente. Omero descrive come Menelao avesse eretto, sulla spiaggia, un monumento in memoria di Canopo. La città sarebbe poi sorta intorno a questo monumento.
[5] La città di Heracleion si trovava in origine su una delle isole del Delta del Nilo, ed era attraversata da una rete di canali. Possedeva diversi ancoraggi ed un grande tempio dedicato a Khonsu, che i greci identificarono poi con Eracle. https://it.wikipedia.org/wiki/Heracleion
[6] Tebe, Thēbai fu un’antica città egizia situata lungo il Nilo, presso le attuali città di Karnak e Luxor, circa 800 km a sud del mar Mediterraneo. https://it.wikipedia.org/wiki/Tebe_(Egitto)
[7] Antico popolo iranico del I millennio a.C. https://it.wikipedia.org/wiki/Medi
[8] Iraniani https://it.wikipedia.org/wiki/Persia
[9] Battriana è situata nell’odierno Afghanistan settentrionale tra la catena dell’Hindu Kush (l’antico Caucasus Indicus) a sud , i monti Gissar a nord, il deserto del Karakum a ovest e il massiccio del Pamir a est. La sua capitale, Bactra (oggi Balkh), https://it.wikipedia.org/wiki/Battriana
[10] La Scizia o Scitia (in greco antico Σκυθική?, Skythiké; in latino Scythia) corrisponde all’area euro-asiatica (Ucraina, Russia, Kazakistan, Turkmenistan, Iran) che in antichità, tra l’VIII secolo a.C. e il II secolo d.C., fu abitata dagli Sciti,[1] una popolazione iranica indoeuropea. http://it.wikipedia.org/wiki/Scizia
[11] Nord ovest Turchia (vicino Tracia) https://it.wikipedia.org/wiki/Bitinia
[12] Sud Ovest Turchia https://it.wikipedia.org/wiki/Licia
[13] i Parti sono gli storici avversari persiani (iraniani) dei romani dell’impero Romano https://it.wikipedia.org/wiki/Parti
[14] Annali Tacito Libro 2 https://it.wikisource.org/wiki/Annali_(Tacito)/II





