La concezione di come si fa teatro può offrire, attraverso un’argomentazione analogica, un’efficace chiave di lettura sui livelli di accesso per modificare le regole sociali e i modi di vivere.
L’analogia del centro commerciale
In modo ingenuo e intuitivo, possiamo osservare come i centri commerciali abbiano definito un preciso stile di vita e di comportamento all’interno del loro spazio. Un gruppo ristretto di persone ha operato come autore:
- Gli architetti hanno progettato lo spazio;
- I legali hanno stabilito le mansioni, la regolamentazione e le regole interne;
- Gli esperti di commercio hanno definito le dinamiche di scambio.
Una volta che gli autori definiscono lo spazio e le regole, definiscono di conseguenza anche gli attori e le azioni consentite. In questo contesto, gli attori sono le figure lavorative: commessi, addetti alle pulizie, lavoratori della logistica e del magazzino, trasportatori, responsabili delle vendite, del personale e del servizio clienti. Ciascuno di essi agisce con modalità e comportamenti prescritti dai regolamenti.
Infine, come a teatro, ci sono gli spettatori: gli utenti e i consumatori che fruiscono dello spazio e dei beni. Con l’azione dell’acquisto, essi sostengono economicamente l’intera struttura e ne garantiscono la sostenibilità.
In sintesi, un’élite ristretta — dotata di sapienza, studio e conoscenze — veste il ruolo di autore o architetto ed è in grado di definire costumi, regole e modi di vivere.
Il sistema politico: ruoli, gerarchie e condizionamenti
Questo discorso vale in modo analogo per la politica, anch’essa articolata in spettatori, attori, autori e fautori. I membri di una comunità (siano essi cittadini, sudditi o popolo, a seconda della forma di governo) vivono all’interno di un determinato spazio (il comune, lo Stato, il regno, la patria) e agiscono entro confini decisi da altri: leggi, normative e regolamenti.
Tuttavia, accade spesso che i sistemi di governo vengano influenzati in modo eterodiretto da organizzazioni esterne. Quando la legislazione viene deviata da tali pressioni, il cittadino si trova a dover rispettare comportamenti imposti che non vanno nemmeno a favore del buon governo del luogo in cui vive.
In questo quadro:
- I politici sono attori che rappresentano i cittadini e che, a vari livelli, decidono, regolamentano e modificano norme passate;
- I funzionari della burocrazia, i magistrati e gli operatori della giustizia sono attori che applicano il potere in modo gerarchico (a livello locale: assessori, consiglieri, sindaci; a livello statale: funzionari, province, ecc.);
- Gli autori sono coloro che hanno reale accesso alla scrittura della legge, presentando e portando all’approvazione i disegni normativi, ridefinendo così in modo profondo i comportamenti sociali.
Oggi il cittadino-spettatore ha un raggio d’azione estremamente limitato: in Italia, ad esempio, può influire al massimo tramite referendum o raramente tramite proposte di legge ad iniziativa popolare. Non ha un vero accesso alla scrittura del testo normativo; si limita a scegliere tra un “sì” e un “no” su decisioni già prese da altri. L’autore mantiene un potere di gran lunga superiore, che si ripercuote a cascata su tutti gli attori e gli spettatori sottostanti.

Da Spettatori a Co-autori
In una società contemporanea condizionata da attori palesi e occulti, il vero cambiamento paradigmico consiste nel dare voce a chi finora è stato solo spettatore, permettendo alle basi della gerarchia sociale di evolvere e diventare co-autori.
Passare da spettatori a co-autori permetterebbe di:
- Risolvere la frattura tra le esigenze reali dei cittadini e le istituzioni, superando la sensazione di subire ingiustizie o regolamentazioni soffocanti imposte dall’alto;
- Ridefinire il ruolo dell’autorità, che smette di essere un potere impositivo calato dall’alto per trasformarsi in un primus inter pares (primo tra pari).
Per realizzare questo modello, diventa fondamentale un percorso di rieducazione civica e comunitaria. Solo attraverso lo studio, la capacità critica, la comprensione delle leggi e dei meccanismi di governo, i cittadini possono acquisire gli strumenti per leggere la realtà, interpretare le norme esistenti e proporre soluzioni più efficaci e condivise per il benessere comune.
Oltre il contratto: verso la cooperazione e la liberazione
La responsabilizzazione del singolo non avviene nell’isolamento, ma all’interno del gruppo. Attraverso la rieducazione alla comunità, l’individuo si “individua” e si libera: smette di essere uno spettatore passivo per diventare co-creatore autonomo di regole, costumi e forme di convivenza.
Attraverso questo processo:
- I ruoli si contaminano e si ibridano: le persone possono essere alternativamente spettatori, attori, autori, fautori e attuatori;
- La società diventa più autonoma e dinamica: il gruppo coeso cerca costantemente un adattamento condiviso alla realtà materiale che muta nel tempo, creando un mondo più autentico, umano e orientato alla gioia e al benessere;
- La partecipazione trasforma l’individuo: prendendo posizione, il cittadino assume un ruolo attivo calandosi nell’opera come operatore e cooperatore.
La libertà è co-autorazione consapevole; la libertà è cooperazione basata su scelte concordate e condivise.
Questo cambio di prospettiva solleva una domanda fondamentale: il “concordo concordato” sostituirà il “contratto contrattato”?
Infine, anche di fronte a posizioni ideologiche distanti o opposte, la partecipazione comunitaria dimostra che è possibile trovare una coesione per riequilibrarsi. La distanza emotiva o le divergenze di pensiero non implicano necessariamente la rottura delle relazioni all’interno del gruppo, ma possono diventare la base per una nuova forma di sintesi e convivenza.





