lo Spirito si riduce all’utilitarismo, come fare resistenza?
C’è un dato numerico, emerso di recente e ripreso in un illuminante articolo di Roberto Righetto su Avvenire, che dovrebbe far tremare le fondamenta della nostra civiltà: gli iscritti al liceo classico sono scesi al 3%. Un tempo spina dorsale della formazione della classe dirigente e del pensiero critico occidentale, la cultura umanistica viene oggi liquidata come un “fardello del passato”, un inutile orpello da sacrificare sull’altare delle discipline puramente tecnologiche, economiche e aziendali.
Ma questo crollo non è un caso, né una naturale “evoluzione” dei tempi. È il sintomo macroscopico di una malattia più profonda. Siamo di fronte al trionfo di un soft power sistematico, orchestrato da un imperialismo culturale che ama lo sviluppo materiale del mercato molto più della crescita spirituale delle persone.
Dalla Filosofia Classica alla Riduzione Utilitaristica
Il passaggio dalla complessità della filosofia classica al monolitismo del pensiero unico liberale si è consumato sotto il segno della semplificazione e dell’utilitarismo. Oggi, il valore di un essere umano e del suo percorso educativo viene misurato esclusivamente in base alla sua immediata “spendibilità” nel mercato del lavoro. Se non produce profitto, se non genera capitale, non serve.
Questo impoverimento etero-diretto sostituisce la ricerca della verità e della virtù con sottoculture di consumo, intrattenimento standardizzato e competenze tecniche prive di un’anima. Ci hanno insegnato a essere ottimi ingranaggi, ma pessimi pensatori. Il risultato? Una drammatica desertificazione spirituale, in cui le persone non solo non applicano l’etica nella loro vita, ma non sanno nemmeno che esista o, se ne intuiscono la presenza, non hanno gli strumenti intellettuali per comprenderla.
Dall’Alto il Potere, dal Basso la Salvezza
Di fronte a questa egemonia culturale che addomestica le coscienze, le strade sembrano biforcarsi.
Dall’alto, chi detiene il potere di influire sui grandi flussi della cultura – le istituzioni scolastiche superstiti, gli intellettuali non allineati, gli editori coraggiosi – ha il dovere morale di fare qualcosa, resistendo alla tentazione di piegarsi alle logiche del puro profitto. Come ricordava Martha Nussbaum nel suo celebre saggio Non per profitto, le democrazie hanno vitale bisogno della cultura umanistica per non trasformarsi in tecnocrazie senz’anima.
Ma se l’alto fallisce, se le istituzioni si arrendono definitivamente all’abbraccio del mercato, cosa resta? Resta la resistenza dal basso. Il singolo individuo può sopravvivere, può difendersi da autodidatta. Si tratta, a ben vedere, di applicare una vera e propria dottrina della salvezza. In un mondo che bombarda la mente con stimoli transitori e mercificati, riscoprire da soli Virgilio, Platone, Seneca o Agostino diventa un atto di guerriglia culturale, un modo per custodire la scintilla dello spirito e sottrarsi all’abbrutimento collettivo.
I classici non sono superati: sono urgenti. E la loro difesa non è una battaglia accademica, ma una lotta per la nostra stessa umanità.
La “dottrina” per risolvere questo analfabetismo spirituale non passa per riforme governative (il potere politico è spesso complice del mercato), ma per una metanoia individuale (un cambio di rotta della mente). Bisogna risvegliare nelle persone il senso del mistero e della Trascendenza attraverso la bellezza e la filosofia. Solo capendo che l’uomo non vive di solo pane (o di solo PIL), l’essere umano ricomincerà a cercare l’etica e a salvarsi dall’abbraccio mortale dell’utilitarismo. Serve una visione radicale. La dottrina che meglio risponde a questa crisi è la “Dottrina della Resistenza Interiore e dell’Ecologia dello Spirito”, che affonda le sue radici nello Stoicismo antico, nel Personalismo cristiano e nell’idea di Aschesi (o ascesi) culturale.
Come si potrebbe articolare delle soluzioni per svegliare chi “non sa neanche che l’etica esiste”?
1. La “Cittadella Interiore” (Stoicismo e Autarchia Spirituale)
Davanti a un imperialismo culturale che non puoi abbattere da solo dall’oggi al domani, la prima dottrina da applicare è quella mutuata da Marco Aurelio ed Epitteto: la creazione di una cittadella interiore. Se il sistema esterno impone il materialismo, l’individuo deve praticare l’autarchia mentale.
- Come applicarla: Significa disconnettersi deliberatamente dai flussi del soft power (algoritmi, intrattenimento spazzatura, retorica del successo commerciale) per creare uno spazio sacro di silenzio e lettura. Chi impara a bastare a se stesso interiormente diventa immune alla manipolazione del mercato.
2. L’Ecologia della Mente e la “Disintossicazione”
Le persone non capiscono l’etica perché le loro facoltà cognitive e spirituali sono sature di “rumore di fondo”. Per far capire a qualcuno che esiste l’etica, bisogna prima liberare lo spazio mentale. La dottrina da applicare qui è un’ecologia della mente: così come puliamo il corpo dalle tossine, bisogna ripulire la mente dalle sottoculture utilitaristiche. L’autodidatta non è solo colui che studia, ma colui che seleziona rigidamente ciò che entra nella propria coscienza.
3. La via del “Contagio Testimoniale” (Personalismo)
Visto che le masse impoverite non comprendono i concetti etici astratti (perché privati della grammatica di base, come dimostra il crollo degli studi classici), l’etica non può essere spiegata con i manuali, ma deve essere mostrata attraverso la testimonianza. È la lezione del Personalismo (filosofi come Mounier o Maritain): il valore assoluto della persona si manifesta nell’azione concreta.
- Se un individuo deprivato di cultura vede una persona che vive con dignità, giustizia, gratuità e fermezza interiore (qualità totalmente antitetiche all’utilitarismo economico), avvertirà per contrasto la propria miseria spirituale. La dottrina della salvezza dal basso si propaga per attrazione: la bellezza di una vita etica risveglia la nostalgia dell’anima in chi è addormentato dal sistema.
4. Il “Monachesimo Culturale” (L’Opzione Benedettina)
Quando l’Impero Romano d’Occidente crollò e la barbarie (allora materiale, oggi spirituale e tecnologica) prese il sopravvento, i monaci benedettini non cercarono di cambiare l’impero. Si ritirarono in piccoli nuclei, coltivarono la terra, pregarono e ricopiarono i classici. Hanno salvato la cultura custodendola in piccole comunità.
Oggi la soluzione dal basso è la creazione di
Micro-comunità di resistenza culturale:
- circoli di lettura,
- scuole parentali,
- cenacoli di liberi pensatori.
- Luoghi in cui la crescita spirituale è posta al centro e il mercato viene lasciato fuori dalla porta.

Fonte:
Virgilio & Co. Perché i classici restano
necessari? di Roberto Righetto – Avvenire – 15 luglio 2026
https://www.avvenire.it/agora/cultura/virgilio-co-perche-i-classici-restano-necessari_110906





