Le statistiche e i grafici sono strumenti potenti. Usateli sempre, cari esperti di Agile… usateli sempre. Questa affermazione, sebbene presentata nel contesto delle metriche utili, suona oggi come il monito più cinico e accurato del nostro panorama aziendale.
Viviamo nell’era dei dati, dove le informazioni ci sommergono, rischiando di diventare puro “rumore di fondo” se non filtrate. L’analisi dei dati dovrebbe aiutarci a comprendere la realtà e a prendere decisioni informate. Ma troppo spesso, i Key Performance Indicator (KPI) e la reportistica in progetti agili non servono la verità; servono la propaganda.
È il momento di citare la dura realtà della statistica manipolata, magistralmente riassunta da Darrell Huff, autore di How to Lie with Statistics (1954), il libro di statistica più venduto della seconda metà del ventesimo secolo:
“Se torturi i dati abbastanza, alla fine confesseranno quello che vuoi”.
In un contesto Agile, dove l’obiettivo è aumentare i valori per giustificare attività e azioni, questa citazione non è mai stata così attuale.
L’Agile: Un Contesto Ideale per la Manipolazione
I progetti Agili sono spesso definiti “strada facendo”. Sebbene questo approccio flessibile sia un vantaggio strategico, dal punto di vista del monitoraggio e della rendicontazione, crea un terreno fertile per l’illusione.
Quando si opera in contesti in cui i requisiti cambiano e si aggiungono attività nel tempo, diventa difficile impostare KPI coerenti. Il dramma si verifica quando i dati vengono raccolti senza una metodologia ben definita. In assenza di rigore, cosa succede?
1. L’Aggregazione Forzata: Di anno in anno, il progetto aggrega i KPI per “fare tornare i numeri”.
2. L’Opacità Metodologica: La metodologia di rendicontazione, se non esplicitamente citata, rimane oscura. Questo è particolarmente vero quando le attività e i referenti cambiano, rendendo la ricostruzione dello storico del monitoraggio complessa o impossibile.
3. Priorità alla Propaganda: Il modo di dare priorità ai numeri e ai risultati da comunicare cambia con i referenti, con il risultato che i report sono funzionali a dimostrare numeri positivi, indipendentemente dalla vera efficienza o dall’avanzamento.
L’esperienza, in questo contesto distorto, non insegna come migliorare i processi, ma piuttosto quali dati comunicare e quali formule adottare per filtrare e aggregare i dati in modo da supportare la comunicazione desiderata dei risultati. Si impara a torturare meglio la base dati.
I “Trucchi” per un Progetto Finto-Eccellente
I report Agile, come il Burndown sprint, la Velocity o i grafici CPI (Cost Performance Index) e SPI (Schedule Performance Index), sono potenti strumenti di diagnosi, ma sono anche i bersagli principali della manipolazione volta a giustificare attività e azioni.
Il testo stesso avverte esplicitamente contro gli anti-pattern, ma quanto spesso questi vengono ignorati per produrre un contesto di numeri illusorio?
• Truccare il Completamento: Non bisogna cadere nella tentazione di truccare i risultati dichiarando un elemento completo prima che lo sia realmente, anche se questo può sembrare vincente a breve termine, ostacolando l’apprendimento e il miglioramento nel lungo periodo.
• Irregolarità Mascherata: Una linea di burn-down con cali ripidi, piuttosto che graduali, indica che il lavoro non è stato scomposto in porzioni granulari, un segnale di pianificazione difettosa che viene spesso ignorato se il risultato finale è positivo.
• La Velocity Ingannevole: La velocity è la quantità media di lavoro completato da un team, e ogni team ha una cultura di stima unica. Resisti alla tentazione di confrontare la velocity tra i team! Eppure, in ogni azienda, i report sono costantemente utilizzati per mettere i team gli uni contro gli altri, creando competizione sulla base di metriche incomparabili, solo per dimostrare una “produttività più elevata” (la propaganda dirigenziale).
L’Illusione dell’Eccellenza (e i Piani Inadeguati)
L’utilizzo di indicatori come SPI (efficacia sui tempi) e CPI (efficienza sui costi) permette di categorizzare lo stato del progetto in quattro quadranti: Critico, Lento, Dispendioso, o Eccellente (quando sia SPI che CPI sono maggiori di 1).
Sembrerebbe che l’obiettivo sia rimanere sempre nel quadrante dell’eccellenza, ma qui si nasconde la menzogna più sottile del reporting per la propaganda.
Un progetto che descrive la sua situazione come in uno stato eccellente ad ogni momento di controllo dovrebbe far sorgere un dubbio: il piano originale è stato fatto in maniera troppo conservativa o cautelativa?. Se un CPI raggiunge valori di 2 o 3, significa che si sta avendo un’efficienza del 200% o 300% rispetto al previsto, indicando chiaramente che abbiamo fatto un piano che probabilmente non era adeguato.
Invece di ammettere un piano iniziale fallace, questi numeri iper-positivi vengono usati dai project manager per dimostrare un successo superiore alle aspettative, giustificando magari maggiori risorse o l’importanza del proprio operato. Si tratta di una strategia di “vincere facile” con un obiettivo gonfiato o sottostimato fin dall’inizio, fornendo un contesto di numeri illusorio e ingannevole.
Oltre la Tortura: Ricerca della Consapevolezza
Se i dati vengono torturati, i project manager e gli sponsor ottengono esattamente ciò che cercavano: la giustificazione numerica delle loro azioni e la copertura delle inefficienze reali.
Per rompere questo ciclo vizioso, dobbiamo ricordare che le metriche, sebbene forniscano approfondimenti quantitativi sulle prestazioni, sono solo una parte del processo. Non bisogna esserne ossessionati.
Prima di iniziare a filtrare, elaborare e rappresentare i dati, è cruciale definire quale decisione si vuole prendere e qual è il problema da risolvere. Senza questa consapevolezza, si rischia che i dati non siano al servizio delle decisioni, ma diventino solo uno strumento per auto-congratularsi o accusare.
Ascoltare il feedback del team durante le retrospettive è cruciale quanto il monitoraggio quantitativo. Solo usando il feedback quantitativo e qualitativo insieme si può guidare un vero cambiamento, invece di limitarsi a produrre report che, come le confessioni strappate con la forza, raccontano solo la storia che il torturatore voleva sentire.
Perché, se non stiamo attenti, il nostro progetto “eccellente” non è altro che un piano maldestro camuffato da trionfo statistico.





