il dominio dell’uomo sull’uomo passa da un nuovo medium, il mezzo è pervasivo, invasivo, sostituitivo, giudice e discriminante nei confronti dell’uomo stesso e persino dell’ambiente.
Chi ha accesso a risorse dedicate, sa lavorare la materia prima di silicio, terre rare, componenti come schede madri, chip e schede GPU, sa creare infrastrutture come datacenter, sistemi operativi, e piattaforme, chiunque sa progettare e conoscere il funzionamento di software, lavora per le elites militari industriali, quei pochi che stanno traghettando il futuro dell’umanità verso una nuova forma di controllo sempre più automatizzata, influente ed efficiente, sulle masse.

Sono sempre i pochi che possono tramite il medium decidere le sorti della moltitudine, incapace di adeguarsi a cambiamenti così rapidi, incapace di competere con le capacità delle macchine, incapaci di capire cosa è reale e cosa è generato, ingannati da realtà e enti simulati da cui dipendono parte delle loro scelte.
All’uomo sta accettare, muoversi tra le righe del sistema, comprendere il cambiamento per quanto complesso possa comparire e districarsi nelle sue scelte cercando di non farsi influenzare troppo e manipolare da questo mondo matrice ingannevole generatore di pensieri provenienti da filosofie e metafisiche vincenti utili a perpetrare i paradigmi di chi vuole che continui un modello simile di mondo per mantenere il potere.


I medium per dominare: la nuova infrastruttura del potere
Viviamo in un’epoca in cui il dominio dell’uomo sull’uomo non passa più attraverso il lavoro o la forza, ma attraverso un nuovo medium: la tecnologia.
Un mezzo che non si limita a servire l’uomo, ma lo ingloba, lo sostituisce, lo giudica e, spesso, lo discrimina.
Il potere non si esercita più soltanto con la coercizione o con la legge, ma con l’algoritmo. È un potere invisibile, diffuso, automatico, che si manifesta nei codici e nelle infrastrutture di cui tutti dipendiamo e che pochi controllano.

Chi governa il futuro
Chi possiede la conoscenza e le risorse per lavorare la materia prima del silicio, le terre rare, le schede madri e i chip; chi progetta i data center, i sistemi operativi e le piattaforme digitali; chi comprende il linguaggio della macchina e dell’algoritmo — governa oggi il futuro dell’umanità.
Come scrive Jacques Ellul ne La tecnica o il rischio del secolo (1960), la tecnica non è più uno strumento al servizio dell’uomo, ma una logica che si impone da sé, un sistema autonomo che plasma la società in base alla propria efficienza interna.
Questo sistema, oggi, si è trasformato in rete globale, invisibile e onnipresente.

La trasformazione digitale è diventata il principale motore del dominio contemporaneo, come ha dimostrato Shoshana Zuboff nel suo fondamentale Il capitalismo della sorveglianza (Luiss University Press, 2019): le grandi piattaforme digitali estraggono dati dai nostri comportamenti per predirli, modificarli e monetizzarli. Non producono più beni, ma condotte umane.
E chi possiede la capacità di raccogliere e interpretare questi dati — le élite tecnologiche e finanziarie — diventa il nuovo sovrano dell’infosfera.

Il medium come giudice
Il medium digitale, nella sua pervasività, è diventato giudice e discriminante.
Gli algoritmi decidono chi è visibile e chi è escluso, quali contenuti meritano attenzione, quali persone sono “affidabili”, quali notizie appaiono nei feed.
Come scrive Byung-Chul Han in Infocrazia. Digitale e la crisi della democrazia (Einaudi, 2022), il potere informazionale ha sostituito quello disciplinare: non reprime, ma orienta; non comanda, ma condiziona.
La libertà si trasforma in controllo volontario, l’informazione in manipolazione.

Questo nuovo medium plasma non solo l’immaginario collettivo, ma anche la realtà stessa: ciò che è “reale” è ciò che il sistema mostra, misura, archivia.
Il resto — l’esperienza non digitalizzata, la lentezza, l’opacità — tende a scomparire, a diventare economicamente e culturalmente irrilevante.

La materia e il mito del virtuale
Dietro l’illusione dell’immateriale, si nasconde una materia sempre più concentrata e distruttiva: terre rare, coltan, silicio, server-farm che consumano più di intere città, scarti tossici esportati nei paesi poveri.
Come sottolinea Eric Sadin in La Siliconizzazione del mondo. L’irresistibile espansione del liberalismo digitale (Luiss, 2022), la digitalizzazione non è una liberazione, ma un nuovo colonialismo tecnologico: la conquista della mente e del pianeta tramite dispositivi di calcolo e reti di sorveglianza.
Ogni innovazione tecnica comporta un prezzo ecologico e umano che resta occultato dal fascino della velocità e dell’efficienza.

L’uomo disorientato
Le masse — prive degli strumenti per comprendere la complessità tecnica — si ritrovano immerse in un ambiente che simula la realtà, ma la sostituisce.
Molti non distinguono più ciò che è umano da ciò che è generato, ciò che è spontaneo da ciò che è programmato.
Come osserva N. Katherine Hayles in L’uomo postumano (Meltemi, 2017), la nostra identità è sempre più intrecciata a flussi informatici che sfuggono alla coscienza.
L’uomo non è più al centro del proprio mondo, ma un nodo in una rete di processi che lo trascendono.

Abitare la matrice
Di fronte a questo scenario, non si tratta di fuggire la tecnologia, ma di abitare criticamente la matrice.
Accettare il cambiamento senza subirlo, comprendere le dinamiche del medium senza lasciarsi modellare da esso.
Come afferma Byung-Chul Han in Psicopolitica. Il neoliberismo e le nuove tecniche del potere (Nottetempo, 2016), il potere oggi agisce nel profondo della psiche, trasformando la libertà in performance e la comunicazione in esposizione di sé.

Solo un pensiero critico, capace di unire etica e tecnica, può restituire all’uomo la possibilità di scegliere.

L’uomo del futuro non potrà più essere il dominatore della macchina, ma dovrà imparare a convivere con essa, comprendendone il linguaggio e i limiti.
Solo così potrà evitare di diventare una funzione della tecnica, un frammento di codice nel grande algoritmo del mondo.

Bibliografia consigliata (in italiano o tradotta)
- Shoshana Zuboff, Il capitalismo della sorveglianza — Luiss University Press, 2019
- Byung-Chul Han, Infocrazia. Digitale e la crisi della democrazia — Einaudi, 2022
- Byung-Chul Han, Psicopolitica. Il neoliberismo e le nuove tecniche del potere — Nottetempo, 2016
- Jacques Ellul, La tecnica o il rischio del secolo — Jaca Book, 1990
- Eric Sadin, La siliconizzazione del mondo. L’irresistibile espansione del liberalismo digitale — Luiss, 2022
- N. Katherine Hayles, L’uomo postumano. Identità, corpo e tecnologie — Meltemi, 2017
- Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica — Einaudi, 2018 (rilettura classica sulla tecnica e la percezione)
- Günther Anders, L’uomo è antiquato. Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale — Bollati Boringhieri, 2003






