L’enorme colonna di fumo nero che la sera dell’8 luglio 2026 si è alzata dal deposito BRT Bartolini di via Don Minzoni ha squarciato più di una certezza a Milano nei quartieri di Bovisa e Dergano[1]. Forti le esplosioni avvertite dalla cittadinanza, le fiamme che sembrano partite da un container, hanno coinvolto altri container, camion e i capannoni usati per lo smistamento dei pacchi.
Nella notte l’incendio è stato domato dopo 12 ore di lavoro di oltre 50 vigili del fuoco per raffreddare due bilici carichi ed evitare l’innesco a catena, Questo accaduto ha riacceso i riflettori su un tema cruciale: la convivenza tra le attività industriali pericolose inserite in una città che è cambiata.
Fortunatamente, la vicinanza strategica ai binari della ferrovia che collega Certosa a Milano Centrale e ai campi da calcio della Garibaldina ha offerto una fascia di rispetto fisica all’incendio, evitando che si propagasse nelle proprietà confinanti. Il vento ha poi spinto i fumi lontano dal cuore più denso delle abitazioni ed i rilievi tempestivi di ARPA hanno escluso la tossicità acuta della nube. L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambiente ha poi diffuso la comunicazione di chiudere le finestre per chi abitasse entro 2km di diametro fino a tutto il giorno successivo. Ma il rischio che le cose potessero risolversi per il peggio certamente vi è stato!

La metamorfosi di Bovisa: dal “secolo industriale” agli studentati
Bovisa, insieme ai limitrofi quartieri di Dergano e Affori, sta vivendo da anni una continua transizione urbanistica. Passata da periferia agricola a polo manifatturiero e chimico di Milano (la periferia delle fabbriche, del gas e della chimica) nel 1900, ed a partire dagli anni 2000 l’area è diventata il simbolo del recupero post-industriale trasformandosi in un distretto dell’innovazione, del design e della residenzialità universitaria, complice la presenza del Campus del Politecnico e, ora che si è passati a concepire la rigenerazione urbana, ad esperimenti di riuso di spazi industriali abbandonati fino ai nuovi, laccati e carissimi studentati realizzati da costruttori sfruttando la golosa occasione dei nostri soldi prestati dal PNRR appena concluso.
Tuttavia, il tessuto urbanistico attuale mostra una forte contraddizione: le nuove residenze e i servizi si innestano direttamente a ridosso di enclavi industriali e logistiche nate in un’altra epoca. In un contesto urbano fortemente cementificato e soggetto a intense isole di calore estive[2], dove le temperature nei container metallici esposti al sole possono superare agevolmente i 50°C, la stabilità chimica di merci complesse, come le batterie agli ioni di litio, diventa una sfida di sicurezza pubblica. Proprio un anno fa[3] e un paio di settimane fa, le famiglie del quartiere di Bovisa, riunite nel Comitato Cittadini “BovisAttiva” hanno manifestato per reclamare più alberi e meno cementificazione[4], forse questo grave episodio ci fa capire che è il caso di dare più attenzione a questo tema.
Prevenzione Incendi e Urbanistica e spiegazione tecnica
Il deposito di 8.000, grande poco più di un campo di calcio standard, è stato interessato dall’incendio rientra pienamente nella pianificazione di sicurezza e nei controlli di prevenzione doverbbe rispettare la normativa D.P.R. 151/2011 (Antincendio).
Strutture di questa dimensione appartengono all’attività depositi con superficie superiore a 3.000 mq. Ricadendo in una categoria che sottoponel’attività ad un alto livello di controllo da parte dei Vigili del Fuoco[5], con l’obbligo di approvazione preventiva del progetto e sopralluogo sistematico per il rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi (D.M. 03/08/2015)eda regole tecnichecheimpongono precisi criteri di compartimentazione (REI, con resistenza meccanica, ermeticità ed isolamento termico) e il calcolo del carico d’incendio specifico[6] (cioè quanta potenza termica i materiali combustibili possono sprigionare i materiali presenti in uno spazio).
Le fiamme sembrerebbero partite da un container vicino le rampe di carico per poi estendersi al capannone. Circa 50 container erano rivestiti in poliuretano, e circa 15 hanno preso fuoco.
Secondo i vigili del fuoco questo materiale ha la caratteristica di bruciare velocemente e liberare un cocktail chimico tossico. Sono state segnalate anche diverse esplosioni ed è presumibile che nel deposito c’erano container con bici elettriche o oggetti a batteria agli ioni di litio che possono causare il fenomeno del thermal runaway, calore si autoalimenta dall’interno, che avviene quando una cella si danneggia o si scalda troppo. Il thermal runway innesca reazioni interne che generano altro calore e fiamme, propagandosi a catena le celle vicine, è difficile da spegnere come quando prendono fuoco le batterie dei veicoli elettrici. Nella loro missione i pompieri hanno raffreddato a lungo i container[7].
Pur trattandosi di logistica e-commerce, l’eventuale accumulo di grandi quantitativi di batterie al litio o prodotti chimici (classificati come pericolosi per l’ambiente acquatico) può far scattare addirittura le rigide soglie della direttiva sui rischi di incidenti rilevanti, la Direttiva Seveso (D.Lgs. 105/2015).
Da quanto Nel caso di stoccaggio di “Pacchi” da trasportare, magari oggetti acquistati da piattaforme che comprendono materiale elettrico come, ad esempio, le batterie di biciclette elettriche, la gestione richiederebbe misure di mitigazione speciali.
Le indagini della Procura e del Nucleo Investigativo Antincendio dovranno accertare se i sistemi di spegnimento automatico (come impianti sprinkler, qualora ci fossero[8]), la manutenzione dei comparti e i piani di emergenza interni fossero adeguati al reale rischio delle merci transitate. Al momento sembra che le indagini siano state affidate a Marcello Viola con il Pubblico Ministero presso la Direzione Distrettuale Antimafia Paolo Storari[9], che aveva già indagato Bartolini per questioni fiscali e di sfruttamento del lavoro, alcuni lavoratori che fanno parte del sindacato USB dicono che i magazzini erano vecchi, con misure di sicurezza inadeguate e poca manutenzione[10].

Sicurezza e speculazione post danno?
Il rogo di via Don Minzoni si inserisce in un momento di forte fermento immobiliare per la zona. Solo poche settimane fa è emersa la notizia delle trattative per la vendita dell’area dello Spirit de Milan e dell’ex cristalleria Livellara a Coima[11], per un progetto di demolizione e ricostruzione volto a creare nuovi studentati, complessi residenziali e spazi commerciali.
L’incendio solleva un dilemma profondo per i residenti di Bovisa, Dergano e Affori: quanto ci si può sentire sicuri a vivere a pochi metri da poli logistici ad alto rischio?
Allo stesso tempo, si fa strada un timore opposto e altrettanto radicato. La mia paura, come cittadino, è che il sequestro dell’area Bartolini e l’esito delle indagini possano spingere la proprietà a dismettere definitivamente il sito, lasciando il campo aperto ai grandi costruttori.
In tale scenario il rischio è quello di assistere all’ennesima operazione di speculazione edilizia che, dietro la bandiera della “rigenerazione”, acceleri i processi di gentrificazione selvaggia, espellendo le ultime attività produttive e i residenti storici a favore di mercati immobiliari inaccessibili ed esclusivi.
La vera sfida per Milano non è cancellare l’industria o la logistica per sostituirla con il cemento residenziale d’alto bordo, ma pretendere che chi gestisce la logistica applichi le norme di sicurezza con rigore. Per quanto riguarda la rigenerazione urbana, essa ha senso solo se tutela la vita di chi abita il quartiere e di chi ci transita (per lavoro, turismo o studio ecc.), garantendo sicurezza reale e non semplice profitto, sia derivato dalla speculazione immobiliare o alle spalle dello sfruttamento di lavoratori sottopagati o dal risparmio sui pochi investimenti in sicurezza e strumenti di protezione.
Occorre rispetto per la legge, quindi onestà ed incorruttibilità delle parti coinvolte, aiutata dalla trasparenza nelle operazioni, con azioni che diano attenzione all’ambiente in cui si vive, alle persone, prima dell’economia, merci e proprietà escludente per avere una società più giusta. La rigenerazione, un termine che sembra andare tanto di moda, può essere superata da un rinascimento culturale.
[1] https://www.rainews.it/articoli/2026/07/maxi-incendio-in-un-capannone-alta-colonna-di-fumo-a-milano-1ad4aee7-adf5-469a-b773-3a226cca07e6.html
[2] https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/caldo-estremo-isole-calore-g6x8bqm7
[3] https://www.vita.it/milano-la-bovisa-non-si-rassegna-alla-rigenerazione-urbana-senza-verde/
[4] https://www.vita.it/milano-la-bovisa-non-si-rassegna-alla-rigenerazione-urbana-senza-verde/
[5] https://tuttoprevenzioneincendi.it/wp/norme-per-attivita-soggette-a-controllo/attivita70/
[6] https://antifuoco.it/carico-dincendio-definizione-ed-esempio-pratico-di-calcolo/
[7] Ingegneri Italia – post Instagram
https://www.instagram.com/p/Dakaa75kd0B/
[8] Cristiano Marzia – Instagram
https://www.instagram.com/p/DanSA1-sfII/
[9] Servizio Sky Tg 24 di Diletta Guffreda, del 10/7/2026
https://www.instagram.com/p/DanFO9hj_Yb/
[10] Categoria Operaia USB
https://www.instagram.com/p/DakDN7agJxV/
[11] https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/06/12/lo-spirit-de-milan-e-la-grande-sagra-di-tutte-le-ipocrisie/8416455/




